Steve Jobs e la dislessia: Think Different

Nel 1997 Steve Jobs lancia sul mercato il nuovo iMac e, per farlo, la Apple crea un filmato in bianco e nero che consiste in una carrellata di personaggi storici rivoluzionari e tenaci, come Albert Einstein, Bob Dylan, Martin Luther King, Jr., Richard Branson, John Lennon, R. Buckminster Fuller, Thomas Edison, Muhammad Ali, Ted Turner, Maria Callas, Mahatma Gandhi, Amelia Earhart, Alfred Hitchcock, Martha Graham, Jim Henson, Frank Lloyd Wright, Picasso e Dr. Sun Yat-sen.

In sottofondo sono queste le parole della voce narrante:

“Questo è dedicato ai folli. Agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso. Costoro non amano le regole, specie i regolamenti e non hanno alcun rispetto per lo status quo. Potete citarli, essere in disaccordo con loro; potete glorificarli o denigrarli ma l’unica cosa che non potrete mai fare è ignorarli, perché riescono a cambiare le cose, perché fanno progredire l’umanità. E mentre qualcuno potrebbe definirli folli noi ne vediamo il genio; perché solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di poter cambiare il mondo lo cambiano davvero.”

La scena finale è quella di una bambina che apre gli occhi e finalmente vede le tante possibilità davanti a lei, come se fosse la prima volta: può decidere di essere qualsiasi cosa, anche un genio!

Cosa ha a che fare questo spot degli anni ‘90 con la dislessia?
Forse non sai che molti dei personaggi rappresentati nel video sono dislessici (o sospetti tali), lo dice l’AID, l’Associazione Italiana Dislessia.

Chiaramente per alcuni di questi personaggi non è stata fatta una diagnosi, perché sono morti in epoche in cui ancora non si certificava questo tipo di disturbo.

Tuttavia esistono molti particolari biografici a supporto di tale ipotesi e questo vale anche per lo stesso Steve Jobs, padre della Apple e del suo slogan “Think Different”.

In fondo riuscire a “pensare in modo differente” è proprio la caratteristica principale dei dislessici: la capacità di leggere le cose che tutti gli altri non riescono a leggere, perché sono troppo focalizzati sulle parole per coglierne il significato!

La storia di Steve Jobs

La storia del co-fondatore di Apple è ormai nota: Steve nasce a San Francisco il 24 Febbraio 1955 da Joanne Carole Schieble e Abdulfattah “John” Jandali e viene dato in adozione. È stato un bambino e un adolescente irrequieto, con poco interesse per lo studio scolastico e accademico, che preferiva fare scherzi ai compagni piuttosto che applicarsi sui libri.

Nella sua biografia ufficiale, non si fa mai menzione esplicita alla dislessia o ad altri disturbi dell’apprendimento, ma ci sono molte peculiarità di Jobs che avvalorano l’ipotesi del suo disturbo: il suo percorso scolastico agitato e discontinuo, il corso di calligrafia frequentato, l’intuito, la curiosità, l’attenzione ai dettagli, le capacità di problem solving, la creatività

Anche i suoi dipendenti e collaboratori hanno riferito che Steve aveva una enorme capacità di ragionare “per immagini”, tanto che, anche in azienda, detestava le presentazioni tramite diapositive, preferendo toccare con mano i prototipi.

Think Different

Ci sono decine di testimonianze che descrivono le persone dislessiche come individui che hanno un’intelligenza diversa, un modo di apprendere fuori dal comune, che utilizzano immagini piuttosto che pensieri sotto forma di parole, che spesso sono irrequieti e iperattivi e, a volte, incompresi perché per chi gli sta intorno è inconcepibile che non riescano ad imparare a leggere…

Troppo spesso queste persone vengono prese in giro perché sono sempre ultime in “tutto”, gli viene rimproverato l’inadeguatezza di comportamenti “sociali” e i cattivi risultati scolastici.

E allora essi si ribellano al sistema, isolandosi in un circolo vizioso.

Ma questo è solo un punto di vista… Anche se la dislessia crea difficoltà in certe aree per i bambini, gli studenti ed anche gli adulti, è frequente nei dislessici una coordinazione, un’empatia e uno spirito creativo fuori dal comune.

E allora, come la bambina nella scena finale è importante che ogni dislessico apra davvero gli occhi e possa finalmente vedere le tante possibilità che ha davanti: può decidere di essere qualsiasi cosa!