Come legge un dislessico? Qualche esempio per capire

Negli ultimi anni la parola “dislessia” è entrata nel parlare quotidiano degli italiani. Ma non tutti sanno cosa significa essere dislessico. In questo articolo ti spiego come legge un dislessico, fornendo anche degli esempi pratici. 

Ma prima di cominciare, voglio chiarire che ogni dislessico è diverso: ciascun individuo sviluppa le funzioni tipiche della dislessia a suo modo e non esistono due dislessici perfettamente uguali.

In ogni caso, metterti nei panni di tuo figlio ti tornerà utile. Ti aiuterà a sviluppare una sana empatia nei suoi confronti e ad aiutarlo con una mentalità e un approccio corretti.

Perché un dislessico “non riesce a leggere”?

La dislessia non è una malattia: non è un disturbo neurologico, non ha a che vedere con i problemi di vista, udito né con il quoziente intellettivo. 

Non mi stancherò mai di ripeterlo, perché sono stufa dei pregiudizi sui dislessici. 

Chi è dislessico non ha niente di meno rispetto agli altri. Anzi, ha qualcosa in più: un sistema percettivo che funziona in maniera unica e del tutto eccezionale. 

I dislessici pensano per immagini e non per parole. Hanno percezioni molto sviluppate, tendono a vedere il mondo da una prospettiva multi-sensoriale che gli permette di raccogliere più informazioni rispetto alla norma. È per questa tendenza alla “visione globale” che i dislessici trovano difficoltà a focalizzarsi esclusivamente sul testo che stanno leggendo.

Fra qualche riga, ti sarà tutto più chiaro, promesso.

Ecco come legge un dislessico

Ci sono tanti studi, italiani e stranieri, che possono aiutarci a capire quali “alterazioni” si manifestano nel processo di lettura dei dislessici con maggior frequenza. Ti faccio qualche esempio che ti aiuterà a capire come legge un ragazzino con dislessia, cosa accade nella sua mente nel momento in cui approccia un testo.

  • La concentrazione

Per i dislessici, la concentrazione è una cosa seria. Forzarla può causare stanchezza, mal di testa e altri tipi di sofferenze fisiche o psichiche.

Per di più, quando il ragazzino si accorge di avere difficoltà a leggere, tende a forzare ancora di più, pensando che “spremersi le meningi” sia l’unico modo per non fare errori. E, puntualmente, non è così, anzi la situazione peggiore e il dislessico passa ad un vero e proprio stato di disorientamento.

  • Le parole “vuote”

Come dicevamo, il dislessico pensa per concetti concreti, immagini visualizzabili nella sua mente. Di conseguenza, ha difficoltà a creare una rappresentazione mentale di parole astratte, articoli, congiunzioni, preposizioni e tutte quelle parti del discorso che non riesce a rappresentare identificare con delle immagini definite. Quando un dislessico legge, tende a saltare quelle che per lui sono parole “vuote”, quasi come se non esistessero. 

Non si tratta di scarsa attenzione o di trascuratezza: è un meccanismo mentale automatico che si chiama disorientamento. Ecco, il disorientamento produce una visione distorta del testo e, di conseguenza, il ragazzino non è in grado di leggere le parole frasi così come sono scritte.

  • Effetto “minestrone” ed effetto “fantasma”

Provo a usare queste espressioni scherzose per spiegarti come legge un dislessico. Non c’è niente da ridere, penserai. Ma c’è tutto da capire. E per capire bisogna abbandonare ansie e preoccupazioni. 

Dicevamo che al momento della lettura, il dislessico è disorientato. Questa sensazione genera un’alterazione vera e propria del testo. Il dislessico vede le parole confuse, le lettere mescolate, alcuni pezzi del testo si spostano, si capovolgono, vengono confusi con espressioni simili e a volte intere parole o concetti… PUF! spariscono. Ripeto, non è per disattenzione: quando un dislessico legge, restituisce una fotografia fedele di quello che lui stesso vede nella sua mente.

  • La comprensione del testo

Com’è facile intuire, tutta questa confusione rende il testo difficile da leggere e capire. Il ragazzino potrà cavarsela nella lettura di un paio di frasi. Ma quando c’è da leggere un paragrafo o una pagina intera, la confusione manda tutto all’aria.

Probabilmente, a fine lettura il dislessico riuscirà a ricordare le ultime cose lette o alcuni concetti sparsi qua e là nel testo. In ogni caso, non avrà una visione globale né dettagliata di quello che ha appena letto.

Quando ti chiedevi come legge un dislessico, te lo immaginavi che la faccenda fosse così complessa? Be’ questa è tutta la verità, o buona parte. Io sono dislessica e posso confermarlo.

Fonte: wired.it – un esempio di come può leggere un dislessico

Come nascono le difficoltà di lettura dei dislessici

Dire che un dislessico non sa leggere è un’affermazione del tutto sbagliata. Le difficoltà sono evidenti, ok. Ma gli ostacoli che il dislessico incontra dipendono dall’ambiente che lo circonda: non sono affatto disfunzioni o mancanze della sua mente.

Mi spiego meglio. Quand’è che ti sei accorta che tuo figlio è dislessico (se è così)? I “sintomi” sono comparsi in età scolare, quando ha iniziato ad imparare l’alfabeto, la lettura e la scrittura. 

Quindi, la dislessia “nasce a scuola”? In un certo senso sì. La dislessia si manifesta quando si condiziona il ragazzino a pensare in un modo che non corrisponde alle sue modalità mentali. 

Cosa significa? Significa che i metodi di insegnamento tradizionali non sono fatti per la mente dei dislessici. Hai presente quando si prova ad attaccare due pezzi di un puzzle che non sono fatti per combaciare? 

Non è mia intenzione criticare il sistema scolastico: gli insegnanti sono essenziali per riconoscere la dislessia; senza dimenticare che sono figure fondamentali per la crescita dei nostri figli. Ad ogni modo, buona parte della vita di un ragazzino coincide con la scuola: un posto in cui un dislessico fatica a sentirsi “bene”.

Affrontare la dislessia con gli strumenti tradizionali

Quando la dislessia viene diagnosticata e certificata dagli appositi specialisti, entra in moto la macchina delle misure di sostegno, ovvero gli strumenti compensativi e dispensativi

Ogni studente dislessico ha diritto di accedere a queste misure che da una parte lo tutelano e dall’altra lo supportano nella vita scolastica. Ma bisogna guardare in faccia la realtà: nel mondo del lavoro, non ci sono né dispense né mezzi di compensazione. 

Oggi sei preoccupata per il rendimento scolastico di tuo figlio. Ma che succederà domani? “Sopravvivere” alla scuola non basta. Un dislessico deve puntare a diventare una persona indipendente nella lettura e in tutte quelle attività che condizioneranno la sua vita da adulto.

Un dislessico può conquistare autonomia nella lettura

Qualunque ragazzino dislessico può imparare a leggere e studiare da solo, in maniera totalmente indipendente. Se l’insegnamento tradizionale manda in tilt la mente dei dislessici, per fortuna esistono altri metodi di apprendimento che si sposano perfettamente con le doti di chi presenta la dislessia. 

I metodi di studio più adatti si basano sulle tecniche di lettura visiva, creazione di mappe mentali, esercizi per raggiungere la concentrazione ideale.

Conquistare autonomia nello studio per un dislessico equivale a innalzare la qualità della vita. Sarebbe un regalo bellissimo, non trovi? 

Potrebbe interessarti? Per avere maggiori informazioni su questo approccio, puoi visitare questa pagina. Se hai dubbi e domande, mi trovi qui. In bocca al lupo.

Fonte foto copertina: Freepik.com