Strumenti compensativi e dispensativi: come funzionano e come usarli

È il momento di fare chiarezza sugli strumenti compensativi e dispensativi. Se ne parla tanto, ma spesso in maniera confusa e approssimativa.

Voglio aiutare i genitori e le persone interessate all’argomento a orientarsi nel panorama degli strumenti compensativi e dispensativi, e offrire, inoltre, esempi concreti delle possibili soluzioni per alunni con DSA.

Cosa sono gli strumenti compensativi e dispensativi

Gli strumenti compensativi e dispensativi sono dei provvedimenti che introducono misure educative flessibili a supporto degli alunni con difficoltà di apprendimento.

Conosciuti in gergo tecnico come strumenti compensativi e misure dispensative, queste strategie didattiche vengono attuate nella scuola primaria, secondaria e università.

Consistono in una didattica personalizzata elaborata a partire dalle necessità dell’allievo. Gli strumenti sono destinati a studenti con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA) e bisogni educativi speciali (BES).

Gli strumenti compensativi e dispensativi spettano a chi è in possesso di una specifica certificazione che attesti il suo “svantaggio” di apprendimento e giustifichi, quindi, una strategia formativa dedicata.

È fondamentale chiarire da subito cosa non sono gli strumenti compensativi e dispensativi. Non sono un “aiutino” per farla franca a scuola (come molti pensano, purtroppo). Non sono nemmeno un piano di studi facilitato: il programma scolastico è lo stesso per tutta la classe. Continua a leggere per capire meglio di cosa si tratta.

Le leggi di riferimento per DSA e BES

Le strategie didattiche individuali non possono essere richieste né concesse agli alunni con difficoltà di apprendimento non certificate. Stando alle normative, la didattica personalizzata può interessare due categorie principali. Vediamo quali sono e cosa dice la legge.

  • Alunni con disturbi specifici dell’apprendimento

La legge riconosce come DSA i disturbi quali: dislessia, discalculia, disgrafia, disortografia. La normativa di riferimento è la legge 170/2010 “Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico”.

  • Alunni con bisogni educativi speciali

Con la direttiva Miur del 27 dicembre 2012 sui BES, lo Stato individua 3 macro-categorie di “svantaggio” principali: disabilità (legge 104/1992); disturbi evolutivi specifici (es.: autismo, disturbo dell’iperattività e dell’attenzione…); svantaggio socio-economico, linguistico e culturale (alunni indigenti, stranieri ecc…).

In ogni caso, le norme in vigore intendono perseguire l’inclusività scolastica, garantire il diritto allo studio, favorire il successo scolastico e offrire pari opportunità di realizzazione professionale.

Differenza tra strumenti compensativi e misure dispensative

Strumenti compensativi e misure dispensative sono due diverse categorie di soluzioni. Vediamo una classificazione dettagliata e degli elenchi di esempio per capire quali sono e in cosa si differenziano.

Strumenti compensativi

Cosa sono: compensare significa equilibrare, quindi si riferisce alla possibilità di colmare lacune e superare i limiti. Infatti, gli strumenti compensativi più utilizzati (specialmente in ambito DSA) sono strumenti digitali e non, che aiutano lo studente a compiere quelle azioni in cui è limitato o svantaggiato.

Quali sono:

  • uso di computer per scrivere;
  • audiolibri
  • software di sintesi vocale per leggere;
  • registrazione delle lezioni;
  • mappe concettuali e mentali, schemi e materiale di supporto elaborato dai docenti o dall’alunno;
  • uso della calcolatrice.

Esempio di applicazione:

Nel caso degli studenti con dislessia, si applicano spesso strumenti compensativi per materie come italiano, grammatica, inglese e altre lingue straniere, storia, geografia.

Ecco, per esempio, cosa si può fare: usare tabelle e schemi della memoria, cartine geografiche; scrivere al PC con correttore automatico, usare programmi e internet; favorire la comunicazione orale nelle lingue straniere, ecc…

Misure dispensative

Cosa sono: dispensare significa esonerare, quindi indica la possibilità di non svolgere alcune operazioni. Le misure dispensative possono esentare lo studente da alcune prestazioni. Ma anche stabilire dei metodi personalizzati per portare a termine quei compiti irrinunciabili, come le interrogazioni.

Quali sono:

  • dispensa dal prendere appunti;
  • sostituire esami scritti con esami orali;
  • interrogazioni programmate;
  • tempo supplementare per svolgere le verifiche;
  • valutazione del contenuto e non della forma scritta.

Esempi di applicazione:
In caso di disgrafia e disortografia, spesso si dispensa dall’uso della scrittura in corsivo. Per la dislessia, si può esonerare lo studente dal dettato o dalla lettura ad alta voce. Per i discalculici c’è la possibilità di usare la calcolatrice, invece di fare i calcoli a mente. La dispensa da alcune operazioni può riguardare le materie citate sopra, ma anche altre, come: matematica, educazione fisica, musica ecc…

DSA: come usare strumenti compensativi e dispensativi

Per gli alunni con DSA, l’uso degli strumenti compensativi e dispensativi viene disciplinato dal Piano Didattico Personalizzato (PDP), un documento che viene elaborato dal collegio docenti, in collaborazione con la famiglia dello studente.

Il documento viene preparato dopo che la scuola viene messa al corrente della diagnosi di disturbo (o più disturbi) specifico dell’apprendimento, quindi solo se l’allievo ha una certificazione rilasciata dai centri competenti.

Il PDP è individuale e deve contenere:

  • nome dello studente;
  • tipologia di DSA certificati;
  • strategie metodologiche e didattiche che riguardano tutte le materie;
  • strumenti compensativi;
  • misure dispensative;
  • forme di verifica e valutazione personalizzate.

La sinergia tra genitori e scuola è fondamentale per una adeguata definizione degli strumenti compensativi e dispensativi. In seguito all’approvazione del PDP, gli insegnanti, lo studente e la famiglia dovranno seguire le strategie concordate.

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Quali risultati per gli alunni con DSA

Ogni caso di DSA è unico nel suo genere. Ci sono studenti che utilizzano con soddisfazione gli strumenti compensativi e dispensativi e riescono a migliorare il rendimento scolastico.

Ma il supporto offerto dalla scuola non si trasforma automaticamente in un successo, nonostante le migliori intenzioni di tutti.

Alcuni alunni con DSA risentono della “diversità” che comporta l’utilizzo di strumenti compensativi e dispensativi. Per altri, invece, le strategie didattiche non sono sufficienti a superare gli ostacoli.

Spesso le metodologie tradizionali di insegnamento mostrano i loro limiti, anche se si attuano gli accorgimenti del PDP.

Esistono dei metodi di apprendimento che possono essere d’aiuto a tutti gli studenti, con o senza DSA.

Insegnamento VS apprendimento: come accorciare le distanze

Il problema non è il sistema scolastico, e non è nemmeno lo studente. Il problema, come in tutte le cose, sta nel mezzo: nel punto in cui la didattica si incontra con il sistema di apprendimento dell’allievo.

Un insegnante che applica le misure dispensative e gli strumenti compensativi fa metà del lavoro. Chi impara deve fare l’altra metà del lavoro.

Il fatto è che gli alunni con DSA hanno un sistema di apprendimento diverso e devono poter utilizzare le proprie regole ed il proprio metodo, per farcela appieno.

Con DysWay ci occupiamo della dislessia da molti anni, inoltre sono dislessica e, nei miei studi, ho potuto appurare che gli strumenti servono a poco, se non si sa come applicarli.

Per esempio, le mappe concettuali non sono utili se lo studente non ha il suo metodo individuale per creare schemi e appunti.

Sintesi vocale? Ok, ma così un dislessico non imparerà mai a leggere fluentemente (perché, credimi, può farlo).

Sono certa che si possa fare un salto di qualità ulteriore, spostando l’attenzione dalle strategie di insegnamento (che sono una certezza e un diritto) verso le strategie di apprendimento.

Per questo, ho creato un metodo di lettura e studio specifico per dislessici.

Scopri cosa è DysWay e cosa ne pensano i dislessici che hanno finalmente trovato il proprio metodo di lettura e studio.

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