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“Dislessici si è... e dislessici si rimane.”

May 16, 2021

Dalla dislessia non si esce...

Questo è quello che dicono la maggioranza delle persone. Tutti sono convinti che la dislessia sia una condizione definitiva e immodificabile dell’individuo. Sai chi è che lo afferma? Chi  non conosce veramente la dislessia.

Sappiamo che la dislessia coincide allo stesso tempo con: 

  • con delle difficoltà che si presentano al momento di leggere e comprendere il testo;
  • un aspetto positivo, cioè un modo di pensare diverso dalla massa.

La dislessia non è un male e non va modificata. Semmai, quello che va fatto è correggere i meccanismi poco funzionali innescati dalla dislessia.

Perché ci riescono in pochi? Perché in pochi sanno esattamente come fare.

Ciò che di sicuro non aiuterà mai i dislessici è il pregiudizio. 

Per questo motivo, ora affrontiamo questo argomento insieme.

 

La giornata di un dislessico

La quotidianità può sembrare una jungla per qualsiasi ragazzino, ma per un dislessico lo è ancora di più.

Il dislessico apre gli occhi al mattino e il sentimento di fondo è sempre un’inarrestabile mancanza di autostima. Già quando fa colazione viene travolto dall’ansia, perché a scuola dovrà misurarsi con esercizi e interrogazioni. 

Arriva in classe e qualcuno puntualmente lo prende in giro perché magari mette il computer sul banco, o perché i suoi quaderni sono disordinati e quasi illeggibili.

L’insegnante scrive qualcosa alla lavagna, ma lui non riesce a concentrarsi, e viene sgridato in malo modo: “Sei sempre distratto, sei svogliato, non ti importa niente della scuola”.

Come rimette piede in casa, avverte una nuvola di tensione nell’aria. Mamma e papà sono nervosi perché hanno tante cose da fare, e sanno di dover trovare anche il tempo per aiutarlo con i compiti.

Il piccolo studente dislessico sente il peso del mondo tutto sulle sue spalle.

Si sente in colpa perché dà tante preoccupazioni ai genitori. 

Si sente frustrato perché non ha legami solidi con i compagni di scuola. 

Si sente stupido perché pensa che non riuscirà mai a seguire le lezioni e studiare come gli altri.

Soprattutto, si sente solo e incompreso.

Ma non si sente così perché è dislessico. Si sente così perché è il mondo esterno che gli provoca questi pensieri negativi e limitanti.

 

Comportamenti altamente tossici

Come puoi capire, la giornata di un dislessico può essere molto grigia. Ma potrebbe essere persino peggiore. E, credimi, non è raro che ciò accada.

Ogni giorno, i dislessici sono bersaglio di pregiudizi e bullismo. Non si tratta solo di “terribili giochi tra ragazzi”: molto spesso, sono gli adulti a innescare la dinamite… che ne siano consapevoli o no.

La vera sfida per i dislessici è schivare i comportamenti tossici delle persone che hanno attorno.

Frasi come “sei stupido, non capisci niente, non ce la farai mai” sono palesemente discriminatorie, offensive e fuori da ogni logica. Eppure, colpiscono nel segno.

Però, anche l’approccio premuroso ha il sapore della sconfitta.

Ci sono anche altri messaggi, verbali e non verbali, che trafiggono l’animo del ragazzino dislessico come una freccia avvelenata. Qualche esempio? 

  • Il genitore che dice con voce dolce: “Tranquillo tesoro, lo faccio io questo esercizio per te”.
  • L’amichetto che, per non metterlo a disagio, non lo invita a casa per un pomeriggio di giochi con altri amici. 
  • L’insegnante che annuncia il compito in classe a sorpresa e precisa che il dislessico è dispensato dalla verifica.

Sono talmente tanti i condizionamenti che il dislessico riceve dall’esterno, che non può fare a meno di pensare lui stesso: allora, sono davvero stupido. 

La consapevolezza è sempre il primo passo

Le persone sono così abituate a vedere la dislessia come un problema, come un impedimento, da far perdere al dislessico fiducia, autostima e speranza nel futuro.

Per questo, se si vuole affrontare la dislessia e risolvere le difficoltà una volta per tutte, è fondamentale che il dislessico prenda consapevolezza del suo valore.

Hai presente il cantante Mika, Steve Jobs, e l’attrice Jennifer Aniston? Sono dislessici! E… sono chi sono grazie alla dislessia. Non si tratta di bei discorsi motivazionali. 

I dislessici hanno il diritto di sapere come funziona la loro mente, e sono perfettamente in grado di capirlo a qualsiasi età. 

Infatti, la conoscenza di sé costituisce la chiave per controllare i meccanismi della dislessia che causano difficoltà, e allo stesso tempo valorizzare le abilità più spiccate.

 

Rimuovere gli ostacoli della dislessia è possibile

Durante un corso sulla dislessia che ho frequentato a Londra, l’oratore ha detto che i meccanismi della dislessia si possono accendere e spegnere a piacimento, come se i dislessici avessero una specie di interruttore interiore.

Questo esempio non mi piace al 100% perché non esistono incantesimi per far sparire la dislessia, e per vedere risultati non basta pigiare un pulsante. 

Ci vuole consapevolezza, ci vuole tempo, ci vuole pratica.  

Il risultato? La dislessia non svanisce nel nulla. Semplicemente il dislessico riuscirà a controllare i meccanismi che gli permettono di leggere.

Ci si arriva seguendo un percorso che affronta la dislessia sotto vari punti di vista

L’aspetto unico e distintivo che noi offriamo con DysWay è sicuramente il nostro metodo di lettura e studio per dislessici. 

Ho creato questo metodo mettendo insieme tecniche efficaci che permettono al dislessico di leggere in maniera fluente, di capire perfettamente ciò che legge, di rielaborare le informazioni, di memorizzare, di imparare a lungo termine in maniera completamente autonoma.

Una soluzione che migliora le prestazioni scolastiche e soprattutto la qualità della vita.

 

Dislessici non si rimane!

Forse ti ho già raccontato che tanti, tanti anni fa, ho fatto su me stessa i primi “esperimenti” relativi al metodo. Andavo per tentativi… Però poi ho trovato la tecnica giusta, e così ho superato le difficoltà di lettura e comprensione. 

Lo sviluppo del metodo DysWay è partito da lì, anche se ancora non sapevo che sarebbe diventato un metodo. Sapevo solo di voler condividere la mia scoperta con altri dislessici e aiutarli a sviluppare il proprio potenziale.

Quello che hanno ricevuto le centinaia di famiglie che abbiamo seguito: 

  • smettere di pensare che la dislessia sia un problema;
  • eliminare le difficoltà di lettura e comprensione del testo;
  • divenire consapevoli delle doti innate della dislessia.

Questa è la strada che DysWay offre ai dislessici e alle loro famiglie: un percorso positivo, che semplifica la vita e la rende più felice.

 

                                                                                                                                          Cecilia Cruz