Cecilia Cruz - Dysway

Mi chiamo Cecilia Cruz e sono dislessica.

In questi ultimi anni sono arrivata a credere che la Dislessia sia un dono, una dote, una particolarità unica che ci è stata data per creare nuove prospettive e nuovi orizzonti nella vita di tutti noi.

Non è un caso che tanti dei più famosi inventori del passato e che tanti dei più grandi imprenditori di oggi siano dislessici.

Sì è vero e ormai lo leggiamo dovunque che “non tutti i dislessici sono dei geni”… e ne sono sicura anch’io, sarebbe una sciocchezza affermarlo.

Ma possiamo certamente dire il contrario, ossia che – quasi – tutti i geni sono dislessici…

Sono sicura che tanti geni del passato e del presente, al pari dei tanti ragazzini che oggi non lo sanno, avessero questa particolare forma mentis che gli permetteva di avere accesso alla loro creatività.

La nostra mente – intendo quella dei dislessici – riesce a creare immagini, suoni e sensazioni talmente vividi che a volte è difficile distinguere la realtà dall’immaginazione.

E questa particolarità può essere una condanna o una liberazione, una disgrazia o il più prezioso dei doni, un fardello insostenibile oppure le ali della creatività.

Riusciamo ad immaginare, sentire e soprattutto a vivere le emozioni di ciò che stiamo immaginando, anche se in realtà sono solo nella nostra testa.

Oggi ho la piena consapevolezza di ciò che è la dislessia, di quello che mi permette di essere e fare e di ciò invece in cui mi limita.

Sì perché come in tutte le cose ci sono degli aspetti positivi e degli aspetti negativi, come in una medaglia esiste un fronte ed un rovescio allo stesso modo funziona per la dislessia.

Oggi ho piena consapevolezza delle parole che sto scrivendo e tu stai leggendo ed anche di ciò che significano, ma tanti anni fa non era così…

Ho dovuto combattere difficili, dure e faticose battaglie per arrivare dove sono ora. La più importante fra tutte è stata quella nella mia mente.

La prima causa delle mie sofferenze erano i miei pensieri e il modo in cui vedevo me stessa e soprattutto quello che credevo di me e della dislessia.

Sì perché se oggi vivo e vedo la dislessia come un dono, anni fa la vivevo e la vedevo come una condanna, come la peggiore delle cose che mi potessero capitare.

La vivevo non per quello che è veramente, ma solo per i limiti, i paletti e le barriere che mi erano state inculcate nella testa quando ero piccola.

Ero stata etichettata da alcuni “esperti” come problematica, come se avessi una sorta di handicap. Perciò io avevo inziato a vedermi così, mi ero adeguata alle loro convinzioni.

Anche a Scuola la situazione era drammatica, gli insegnanti si lamentavano della mia pigrizia, dicevano che ero svogliata e che non mi impegnavo abbastanza nello studio.

Perciò ogni giorno di Scuola era un vero e proprio massacro.

Per i compagni ero la “strana” della classe, la taciturna che non voleva parlare e si isolava non appena era possibile.

Inoltre spesso avevo difficoltà di concentrazione e non riuscivo né a leggere né a scrivere correttamente.

Di quel periodo, ricordo un grande vuoto, il senso di isolamento, il rifiuto, la confusione in testa e tanta tristezza nel cuore.

Non riuscivo ad essere quello che volevo essere, quello che sentivo di essere dentro di me.

Era un vero e proprio inferno… di pensieri e di emozioni.

La Dislessia era la prigione che mi teneva ferma, il paletto che mi incatenava dov’ero e mi frenava nella maggior parte delle mie scelte..

Era una voce interiore che ogni volta che mi trovavo a dover scegliere cosa fare del mio futuro mi diceva: “Sei dislessica… non ce la puoi fare, non fa per te, non riuscirai mai”…

Un giorno durante il liceo ho vissuto tutte le emozioni negative possibili, prima la rabbia, poi la tristezza ed infine l’apatia. Ero totalmente abbattuta e senza speranze.

Ricordo come se fosse oggi che, mentre ero assorta in questo turbinio di emozioni e pensieri, era la solita voce a scatenare in me quelle emozioni e quei pensieri…

In quell’attimo ho avuto uno di quei momenti che chiamo “i momenti della verità”.

Ho preso consapevolezza che ciò che quella voce diceva erano credenze di altri che mi erano state installate ed inculcate nella testa in un momento in cui non avevo nessuna difesa, nessuno scudo che potesse proteggermi…

Perciò ho passato la mia adolescenza e parte della mia maturità a credere di non avere certe capacità o comunque di non poter risolvere le difficoltà causate dalla dislessia… perché così mi era stato detto… ed il resto delle emozioni e dei pensieri negativi erano un costrutto che avevo creato da sola.. per difendermi, per giustificarmi, per allontanarmi da certe situazioni.

In quel momento ho deciso di non credere più a niente di ciò che mi era stato detto, anche se non riuscivo a leggere, anche se preferivo la solitudine alla compagnia, anche se avevo un’autostima bassissima…

In quel momento è scattata in me una cosa che mi ha permesso di arrivare dove sono oggi.

Era scattata in me una determinazione inarrestabile, una forza interiore che mi spingeva a muovermi e fare scelte difficili, anche sbagliate, che mi facevano andare avanti anche se tutto sembrava remare contro…

Ho iniziato a credere in me invece che a ciò che dicevano gli altri di me.

Da quel momento ho iniziato a informarmi autonomamente, a leggere tutto quel che potevo nonostante le difficoltà, a frequentare corsi formativi di ogni genere… ed ho scoperto un mondo.

L’unica cosa che mi interessava era capire come risolvere le mie difficoltà, ed eliminare definitivamente i problemi di lettura, di concentrazione, di memorizzazione che mi perseguitavano fin dai primi anni di Scuola…

Durante questo lungo percorso ho scoperto che la Dislessia non è una malattia, non è un deficienza… non è un problema se comprendi come funziona il tuo cervello, se diventi completamente consapevole delle tue potenzialità e di come sfruttare i doni di questa diversità.

Ho trovato persone che mi hanno aiutato volontariamente ed ho trovato persone che si sono fatte pagare fior fior di soldi per insegnarmi quello che sapevano.

Non mi interessava il prezzo che dovevo pagare, so solo che volevo diventare ciò che dentro di me sapevo di essere.

Mentre facevo questo percorso da sola, non ero consapevole della trasformazione che stava avvenendo…

Ero totalmente focalizzata sulla risoluzione di tutte le difficoltà che non mi rendevo conto neanche dei miglioramenti.

Così mi sono ritrovata dopo qualche anno a saper leggere fluentemente, a memorizzare tutto e a saper spiegare facilmente i contenuti ad altre persone…

Mi sono ritrovata a parlare in pubblico davanti ad una platea di oltre 100 persone… qualche anno prima il solo pensiero di parlare davanti a 10 persone mi mandava in totale confusione.

Era cambiato il modo in cui mi vedevo, era cambiato il modo di vedere la dislessia, era cambiata la mia vita.

Così ho deciso. Ho deciso di creare Dysway.

All’epoca non sapevo ancora come si sarebbe chiamato il metodo, sinceramente non sapevo ancora che fosse un metodo, sapevo solo che dovevo portare questa nuova consapevolezza a tutti i dislessici che vivevano le difficoltà che io avevo risolto.

Poi ho deciso di dargli questo nome, perché Dysway è la strada della dislessia, quella vera, non i limiti ed i paletti che ci sono stati inculcati nella testa quando eravamo piccoli, è la strada per una vita semplice e abbondante per noi dislessici.

Per te che stai leggendo in questo momento, se hai le difficoltà che ho vissuto io o se le ha un tuo caro, mi auguro che tu decida di imboccare questa strada, risolvere le difficoltà e vivere finalmente la vita che meriti.

Un abbraccio forte.

Cecilia Cruz

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